hate speech

Chi ha paura di Liliana Segre?

Hate speech e libertà d’espressione

Come molti ormai sapranno, durante il brutto Ottobre appena trascorso, l’hate speech è giunto al Senato della Repubblica Italiana, e quindi al parossismo di uno dei massimi utilizzatori di questo orrendo strumento di comunicazione che si paragona pubblicamente ad una sopravvisuta della Shoah in quanto “vittima di odio e di minacce”.

Evitiamo, per una volta, di ribadire qui quanto, ormai da diverso tempo, scriviamo sul rapporto strettissimo che c’è tra comunicazione online e uso dell’hate speech come strumento di marketing politico. Se non sapete come la pensiamo in merito, potete leggere o rileggere i nostri articoli sull’acquisizione del consenso e sulla vicenda SeaWatch: rimangono tuttora validi.

Abbiamo però trovato interessante approfondire alcune opinioni negative sulla Commissione parlamentare contro l’hate speech istituita il 30 Ottobre 2019 su iniziativa della Senatrice Liliana Segre, in particolare riguardo la “libertà d’espressione” che questa Commissione potrebbe limitare, per alcuni minacciare.

Premessa: la cosiddetta Commissione Segre, a quanto abbiamo fin qui avuto modo di vedere dagli atti legislativi di istituzione, non prevede tra i suoi scopi limitazioni alla libertà d’espressione, ma attività di studio, ricerca e elaborazione di strategie di contrasto all’hate speech.

Il processo alle intenzioni che abbiamo notato subito dopo (la censura! lo Stato ci dice cosa possiamo o non possiamo dire! metteranno il patriottismo fuorilegge!) denota o malafede, o scarsa cognizione del problema.

Lo Stato Italiano regola già, sotto diversi aspetti, cosa si può o non può comunicare in pubblico. Non ci sembra che la Commissione abbia introdotto novità in merito.
Magari le introdurrà domani: tuttavia i fatti a oggi dicono che nessuna azione è stata intrapresa per modificare le leggi sulla libertà d’espressione attualmente in vigore. Dunque perché tanto chiasso?

Ci sembra il caso di chiarire un paio di punti, visto che il dibattito pubblico sull’argomento è sempre più inquinato (a volte consapevolmente e volontariamente).

1. L’hate speech non è un’opinione.

Avere un’opinione negativa, anche forte, anche comunicata in maniera volgare, oltre a non essere reato, non si configura di per sé come discorso d’odio. Offendere una persona perché parte di una minoranza (etnica, religiosa, di orientamento sessuale o di altro tipo) sì, è hate speech.

Supponiamo ad esempio io abbia in particolare antipatia il politico X, per le soluzioni politiche che propone, per l’atteggiamento con cui si pone nella sua comunicazione pubblica, o foss’anche perché mi dà particolarmente fastidio la sua faccia.
Sotto un suo post su Twitter in cui sciorina le sue “ricette” che ritengo inadeguate e demagogiche, io potrei rispondere: “ma che cazzo dici? ma sei coglione o fai apposta?“.
Starei sicuramente usando un epiteto volgare e poco consono ad un dialogo, ma non starei facendo hate speech.
Supponiamo ora che il politico X presenti tratti somatici tipici dell’area subsahariana.
Caso 1) Gli rispondo: “ma che cazzo dici? ma sei coglione o fai apposta?” Ebbene, questo continua a non essere hate speech. Sto attaccando il personaggio pubblico e le sue opinioni, che trovo errate. Lo sto attaccando in maniera volgare, ma senza odio.

Caso 2) Gli rispondo: “ma che cazzo dici, n**** di merda? ma sei coglione o fai apposta? perché non torni nel tuo paese?“.
Nel secondo caso, io non sto attaccando solo il politico e le sue opinioni, ma l’uomo e i suoi tratti somatici, abusando di stereotipi e pregiudizi legati al pigmento della sua pelle senza riguardo per la sua persona, per i suoi diritti, per la sua storia. QUESTO E’ HATE SPEECH.

Ciò premesso, appare evidente come l’hate speech contro un individuo maschio, dell’Italia settentrionale, eterosessuale e di mezza età, oltretutto privo di evidenti difetti fisici, si configuri come qualcosa di molto, molto improbabile.
Ci spingiamo più in là: c’è un buon 99% di possibilità che l’individuo summenzionato (maschio, dell’Italia settentrionale, eterosessuale e di mezza età, privo di evidenti difetti fisici) non sia mai stato vittima di hate speech in vita sua.

Curioso come spesso siano proprio individui di questo tipo (maschi, dell’Italia settentrionale, eterosessuali e di mezza età, privi di evidenti difetti fisici) a fare le Cassandre dei pericoli per la libertà d’espressione.

E veniamo al secondo punto.

2. La nostra “libertà d’espressione” non comprende il diritto di far ricorso all’hate speech.

Intendiamoci: la libertà d’espressione è cosa sacrosanta. Rappresenta un diritto umano inalienabili e indica, tra le altre cose, il grado di maturità e di vitalità di una democrazia.
Tuttavia, le leggi della Repubblica Italiana, come quelle di quasi tutti gli Stati Europei, prevedono già, nei fatti, dei limiti a cosa è possibile comunicare e come, senza incappare in sanzioni civili o penali.
Se fai il giornalista, ad esempio, non puoi scrivere impunemente “Tizio è un assassino“, se questa espressione non corrisponde a verità: stai creando, volontariamente o meno, un danno a Tizio, e quindi verrai punito.
Non solo: la cosiddetta “Legge Mancino”, del 1995, già sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.
E sanziona questi comportamenti per lo stesso identico motivo per cui punisce un giornalista che scrive il falso: creano danni a terzi, ad altri membri della comunità.

Quando si tratta di hate speech, però, e in particolar modo di hate speech online, queste leggi vengono spesso ignorate, quando non impugnate nel nome della libertà d’espressione.
Le notizie false con chiaro intento discriminatorio, anche se pubblicate da politici e diffuse a milioni di persone, non vengono sanzionate dalla magistratura. Gli epiteti razziali, omofobi, sessisti ecc. nella maggioranza dei casi non vengono denunciati, e quindi rimangono impuniti.
Il caso di Laura Boldrini non è tuttavia isolato: la magistratura ha già gli strumenti per punire il discorso d’odio, quando viene denunciato.

Aumentare la consapevolezza dei cittadini riguardo le proprie responsabilità nell’uso degli strumenti di comunicazione (online e non) sembrerebbe dunque essere la strada da percorrere, ma è curiosamente la meno battuta.

A livello politico, si preferisce spesso colpevolizzare le piattaforme social (Facebook e Twitter su tutte) che offrono spazi per la comunicazione, anziché chiamare gli utenti alle proprie responsabilità di fronte agli altri utenti, e dunque di fronte alla legge.

Perché? Beh, secondo noi perché quegli utenti votano.

3. Le voci di chi usa l’hate speech invadono il dibattito, quelle delle vittime vengono ignorate.

Crediamo che confondere “libertà d’espressione” e contrasto al discorso d’odio, quando non è fatto in modo pretestuoso per creare false dicotomie (perché bisogna difendere Liliana Segre e non me?), sia il sintomo che il concetto di hate speech non è stato ben comunicato.
Grossa parte del problema è rappresentato dal fatto che alle vittime si nega la voce.
In altre parole: se determinati epiteti siano o no razzisti, sessisti, omofobi o quant’altro vogliono deciderlo, in perfetta solitudine, i soliti maschi bianchi di mezz’età. Per inciso, una buona fetta di quelli che di questi epiteti (sul web e fuori) fanno regolare uso.

A questo proposito, chiudiamo consigliando la lettura di questo articolo di Oiza Queenday Obasuyi, giovane e acuta penna che seguiamo insieme a molte altre voci di Italiani senza cittadinanza che nel dibattito pubblico, impegnato a inseguire paragoni vomitevoli tra vittime dell’olocausto e politici, non trovano il posto che meriterebbero.

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Terza Newsletter VIP

Carissimi,
il nostro Progetto Europeo VIP – Violence Important Problem è giunto alla sua conclusione.

Prima di archiviarlo come un’esperienza che ci ha arricchito tantissimo sotto il profilo professionale e umano, condividiamo con voi la terza Newsletter di progetto.


Qui trovate le edizioni precedenti:

Newsletter 1 – Giugno 2018
Newsletter 2 – Dicembre 2018

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Cosa vogliono venderti con i discorsi d’odio?

Facebook, lo sappiamo, in Italia è il veicolo principale su cui viaggiano tutti i tipi di messaggi politici retrogradi. I discorsi d’odio, certo, ma anche complottismi, notizie false, idiozie e oscenità le più disparate.
Tutte queste belle cose hanno un denominatore comune: sono specificatamente ed efficacemente targetizzate. Sono prodotte secondo una logica di marketing di tipo “pull” per sfruttare il sentiment, ovvero l’insieme di reazioni e emozioni ad un fatto o un argomento condivise sui social, di uno o più target group.
I discorsi d’odio, le fake news, le bufale complottare, non “vendono” valori o idee nuove: sfruttano quelle che ci sono già, di solito basate su stereotipi e pregiudizi, per confermare al loro “segmento di mercato” che ha ragione, che i dati non contano nulla ma valgono solo le sue percezioni individuali.
Lasciamo da parte i complotti, su cui da altre parti del web si sta scrivendo bene e con profondità (segnaliamo solo, en passant il blog di PaoloTuttoTroppo e le sue belle analisi). Andiamo a cercare di decostruire come opera e, soprattutto, cosa vuole vendere il discorso d’odio.

Un ottimo esempio

Abbiamo scelto questa vignetta condivisa su Facebook da una paginetta satirica antieuropea, per tre ragioni:

  1. Mescola con vomitevole disinvoltura discorsi d’odio, vittimismo e disinformazione.
  2. Risulta estremamente semplice e didascalica, tanto che qual è il suo target group di riferimento è anche imbarazzante doverlo scrivere.
  3. Il messaggio di fondo è palese.

Tutto questo, per quanto ci spiaccia guardarla, ci agevola nella decostruzione e dunque, in un certo senso, la nobilita.
Procediamo.

Il fatto reale e la sua percezione

Il discorso d’odio parte sempre, come detto, dalle percezioni che ha il target group scelto di fatti reali.
In questa vignetta, il fatto reale più eclatante ci sembra la crisi economica del 2008 e le sue conseguenze: il progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e le nuove norme Europee sul pareggio di bilancio, che impediscono agli Stati membri di continuare a spendere a debito e scaricare i costi delle loro politiche sulle generazioni future. Si tratta di un fatto reale, tangibile, difficilmente discutibile: la sua interpretazione, tuttavia, richiederebbe dati, analisi, riflessioni. E invece…

I cambiamenti in atto

La percezione viene messa arbitrariamente, e con evidente fallacia logica, in correlazione con i cambiamenti in atto, che il target group non è in grado di spiegarsi.
Assistiamo quindi alla creazione di una correlazione diretta tra il fatto (la crisi) e il cambiamento (l’Unione Europea, nelle sue varie componenti: qui soprattutto l’unione monetaria, ma spesso attaccano anche quella politica).
In questo modo il target group, se non è adeguatamente informato, non riesce a interpretare il cambiamento in atto, lo associa e lo lega al fatto, e soprattutto alla sua percezione negativa (Euro=crisi… è dai bei tempi di Berlusconi che lo fanno, sti cialtroni).

Gli stereotipi del target group

Per veicolare l’associazione arbitraria tra cambiamenti in atto e percezione dei fatti reali, in questa vignetta si usa lo stereotipo puro e semplice del “giovane“, che da un lato è “problema da risolvere” (ingrato, insulta, va mantenuto), dall’altro è infantilizzato, stupido, bamboccione (ritratto più piccolo, con la faccia da ragazzino, gli occhialetti da scemo).
La condizione di ritardo dei giovani Italiani nell’autonomia economica, che anch’essa andrebbe studiata e analizzata nelle sue case e conseguenze, viene sfruttata solo nella sua “percezione” più immediata: io guadagno più di te quindi sono (almeno) meglio te.

Il target group

A questo punto ci sembra chiaro a chi si rivolge questa vignetta. Proviamo a buttare giù un profilo:
Uomo, autoctono, pelle chiara;
Over 50;
Figli a carico, in condizione di ritardo o disagio economico;
Scarse conoscenze in Economia, Politica, Relazioni Internazionali;
Stressato, preoccupato, scoraggiato (notate l’espressione affranta, la sigaretta all’angolo della bocca).
Riusciamo a quantificare un target group di questo tipo?
A occhio e croce parliamo di MILIONI di persone.
[e se si riesce a convincerne anche solo un 10%… bingo!]

Il capro espiatorio

LO STRANIERO CATTIVO a.k.a l’Europa malvagia!
Lo stereotipo più vecchio del mondo.
LO STRANIERO. LO SCONOSCIUTO. QUELLO CHE VIENE DA FUORI. LA MERKEL. JUNKER L’UBRIACONE. VENGONO A COMANDARE A CASA NOSTRA.


Qui vi proponiamo un bell’esempio, ancor più esplicativo, di variazione sul tema.
C’è tutto: complottismo sui vaccini, razzismo, vittimismo…
Nel contesto dei discorsi d’odio il “cattivone”, gira e rigira viene sempre da fuori. Sempre l’altro.
Sempre straniero.
Perché l’autoctono (l’Italiano) è il gruppo target a cui devono vendere.

Il messaggio intriso d’odio

L’Euro ci ha condannati alla povertà.

A livello meramente logico, ci sono almeno un paio cose che non vanno in questo messaggio:
1) Se dopo l’Euro siamo diventati poveri… come fa quel grand’uomo con la cravatta, che grazie alla lira faceva soldoni a palate, a mantenere il suo figlio imbelle?
2) Visto che il grande successo del padre (supponiamo negli anni 80) è stato merito della lira… per quale motivo se ne prende i meriti?
Insomma bisognerebbe approfondire… di chi è merito? Della lira o del fatto che gli Over 50 erano dei grand’uomini?
Scherzi a parte, qui non c’è un bel nulla da approfondire perché, com’è evidente, non c’è nulla di logico.
Si gioca beceramente e cinicamente sugli stati d’animo delle persone (in questo caso gli Over 50 in difficoltà economiche, con figli di venti-trent’anni a carico che non riescono ad essere autonomi), per vendergli… che cosa?

Cosa vogliono vendere

Di solito, un Partito politico. Strano, vero?
Andate solo a vedervi la data in cui è stato pubblicato il post: 26 Maggio 2019, giorno delle elezioni europee.

In cambio del tuo voto indignato, i paladini del discorso d’odio andranno (a Roma, a Bruxelles, a Cernusco sul Naviglio, dove cazzo vuoi tu) a risolvere tutti i problemi.
A sconfiggere tutti i cattivoni.
Cattivoni STRANIERI. O ROM. Meglio comunque se ben riconoscibili.
Comunque cattivoni che non sono come noi, ecco.


Guarda come mi ingozzo di Nutella! Io sì che sono come te!

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Sempre di domenica

Prima delle elezioni, la situazione intorno all’equità generazionale e al contrasto al discorso d’odio si fa sempre piuttosto “calda”.
I politici, e a questo direi che siamo abituati, quando hanno bisogno di voti iniziano a strillare verso il loro gruppo target. 
Quello che, da qualche anno a questa parte, sta diventando preoccupante per noi di Eutopia, è che tanti, tantissimi, stanno strillando insulti e minacce a capri espiatori di vario tipo, per far contenti i propri potenziali elettori e soddisfare i loro stereotipi e pregiudizi.
Pensate, ad esempio, a quante se ne raccontano su/contro i giovani, alla narrazione costante sui millennials choosy e impreparati al mondo del lavoro. In TV e sui giornali, le testimonianze di “povere Aziende” che cercano lavoratori e non li trovano (perché i giovani non hanno voglia di lavorare) si moltiplicano. Noi sì che ai nostri tempi facevamo la gavetta!
La realtà, secondo noi, è semplicemente un’altra: l’Italia diventa un Paese sempre più vecchio e stanco, senza nessuna forza né intenzione di rendere migliore alcunché. Chi fa marketing politico lo sa e ci spara sopra per raccogliere consensi: guardate quanto sono cattivi questi immigrati, guardate quanto sono imbecilli questi giovani!
Pare che tutto ciò che non va nel presente sia sempre colpa di chi non piace al loro elettorato anzianotto e razzista, abituato a mangiarsi il futuro e rimasto senza più futuro da mangiare.
Ma noi resisteremo anche a quest’ondata di hate speech e di consapevoli bugie sull’Unione Europea, come anche sui giovani, sulle loro condizioni di vita e di lavoro.
E ci toccherà resistere anche a chi urla al Fascismo e alla violazione delle regole democratiche solo quando gli conviene, per guadagnare i voti impauriti di chi abbraccia i valori della convivenza civile e della solidarietà.
Siamo consapevoli che, dopo il 26 Maggio, i politici andranno ad afferrare le loro poltrone, e di tutti gli strilli che hanno affollato queste settimane non rimarrà che l’eco, pericolosa e subdola, di idee sempre più retrograde, e tecniche di marketing sempre più avanzate.
Noi, nel nostro piccolo, saremo ancora impegnati a cercare di smascherare quelle idee per ciò che sono (stereotipi e pregiudizi) e tentare di decodificare le subdole tecniche che le diffondono.

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Seconda Newsletter VIP

Giunti al secondo anno di VIP, abbiamo pubblicato la nostra Seconda Newsletter con le attività di progetto, dedicate allo scambio di buone pratiche sulla violenza e, in particolare, sull’hate speech.

La potete scaricare qui.

A breve apriremo una Call per l’ultima mobilità del Progetto, che si svolgerà ad Alba Iulia, in Romania, a Maggio 2019.

Buon scaricamento!

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Monitoraggio Codice di Condotta sull’hate speech online: cosa c’è di buono

È stato pubblicato oggi il Report sul monitoraggio del CODICE DI CONDOTTA PER LOTTARE CONTRO LE FORME ILLEGALI DI INCITAMENTO ALL’ODIO ONLINE”, promulgato dalla Commissione Europea nel 2016 e sottoscritto, tra gli altri, dai 4 “big” della comunicazione online: Facebook, Youtube, Instagram e Twitter.

Il Codice di Condotta attualmente prevede una serie di pratiche, mirate alla pronta revisione e cancellazione di contenuti incitanti all’odio all’interno delle piattaforme, sulla base delle segnalazioni degli utenti della community.

QUALCHE NUMERO

I risultati, stando al Report, sembrano incoraggianti: nell’88,9% dei casi, le Aziende Informatiche coinvolte hanno esaminato i contenuti segnalati per hate speech entro le 24 ore previste dal Codice. Facebook riporta addirittura un tasso del 92,6%.

Più basso il tasso di rimozione dei contenuti che, in questa fase di monitoraggio del Codice, sono stati segnalati da 39 Organizzazioni di 26 Paesi dell’EU (tutti eccetto Lussemburgo e Danimarca). Le Aziende hanno eliminato i contenuti nel 71,7% dei casi segnalati. Nel quarto trimestre del 2018, si registra un forte aumento della pulizia da parte di Facebook (82.4%) e di YouTube (85,4%), mentre Twitter, notoriamente il più “tollerante” dei Social, rimuove soltanto il 43,5% dei contenuti segnalati.

Tra i contenuti più segnalati a livello Europeo, non ci sorprende vedere la xenofobia al primo posto, con l’orientamento sessuale ottimo secondo e l’islamofobia sul gradino più basso del podio.

Al riguardo, ci pare, nulla di nuovo sotto il sole.

 

PERCHE’ CI PIACE

TEMPISMO C’è di buono che, adeguatamente “stimolate” dalla Commissione Europea (più col bastone che con la carota, in verità), le piattaforme social sembrano in grado di garantire quantomeno risposte tempestive alle sollecitazioni della community riguardanti il discorso d’odio.

METODOLOGIA Vi è, alla base del Codice e del suo monitoraggio, una metodologia condivisa tra le Organizzazioni che si occupano della segnalazione dei contenuti, che pone le basi per ulteriori azioni di rete.

PERCHE’ SERVE A POCO

SORVEGLIARE E PUNIRE A conti fatti, si tratta di applicare il modello del panopticon al discorso d’odio, con la fragilità che ne consegue. Se, poniamo, da domani tutti (o la stragrande maggioranza) fossimo d’accordo che un determinato gruppo etnico non ha diritto ad esistere… nessuno segnalerebbe più alcun commento che incita alla sua eliminazione.

PUNIRE SOLO IL SEMPLICIOTTO Questa strategia di contrasto al discorso d’odio si rivela, oltre che fragile, del tutto inadatta a limitare il fenomeno del discorso d’odio che si istituzionalizza, cioè del razzismo, del sessismo, della xenofobia che entrano nel palazzo del potere e da lì iniziano a emanare editti. Questo sistema punisce il sempliciotto che scrive che vuole ammazzare tutti i ne**i, ma non, facciamo un’ipotesi, un eventuale Ministro dell’Interno che pubblichi sui social continui slogan sul “difendere i confini Italiani” dai “clandestini che delinquono”.

La differenza? Le parole del sempliciotto, per quanto vomitevoli e violente, non uccidono nessuno. Quelle dell’eventuale Ministro dell’Interno… sì.

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Un bellissimo pomeriggio di diluvio universale…

Ieri pomeriggio Casa delle Culture di Ancona ha ospitato il nostro Workshop Hate Speech – come riconoscerlo, come combatterlo.

?Ci siamo conosciuti meglio facilitati da Tommaso e il suo gomitolo, guardandoci in faccia (cosa tanto difficile di questi tempi!)

?Abbiamo scoperto di più (molto di più!) sul discorso d’odio e su come è possibile contrastarlo. grazie a Ludovica e a Kahoot!, in modo coinvolgente ed efficace.
?Ci siamo confrontati, con Chiara, sul confine tra libertà d’espressione e violenza verbale, e sui mille modi in cui essa colpisce, guarda caso… sempre le categorie più vulnerabili.

?Ci siamo infine fatti un bell’aperitivo tutti insieme”

Vogliamo ringraziare di cuore voi che avete partecipato: eravate un bel gruppo fatto di bellissime persone: siamo sicuri che ci rivedremo ancora. Grazie infinite a Chiara, Ludovica e Tommaso, che hanno condotto il Workshop con professionalità e (soprattutto) tanta passione.
Grazie al No Hate Speech Movement e al No Hate Speech Movement Italia per il supporto.
E grazie anche (e soprattutto) ad Erasmus+️, che ci ha permesso di organizzare questo evento tramite il nostro progetto europeo “V.I.P.“.

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VIP Game – NO HATE SPEECH: come riconoscerlo, come combatterlo

V.I.P. Game “riconoscere e sconfiggere l’hate speech!”

Martedì 20 Marzo, alle ore 17.00, presso la Casa delle Culture di Ancona, EUTOPIA organizza un incontro sull’Hate Speech: cos’è il discorso d’odio? Come condiziona le nostre vite? Come colpisce le persone più vulnerabili?

Attraverso un workshop dinamico, i partecipanti saranno accompagnati alla ricerca di strategie efficaci per sviluppare una cultura di ascolto e dialogo anche nelle differenze.

A conclusione sarà offerto un aperitivo.

L’evento è parte del Progetto Europeo ‘Przemoc – ważny problem’ – Violence, important problem (www.no-violence.eu), Partnership Strategica finanziata dal Programma ERASMUS+, che coinvolge Polonia, Italia, Romania e Belgio, e si inserisce all’interno della Settimana contro il discorso d’odio razzista promossa dal No Hate Speech Movement  (https://www.nohatespeechmovement.org) di cui EUTOPIA è Coordinatore Regionale nelle Marche.

Link all’Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/498411913886857/

ISCRIVETEVI QUI:

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