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Scoinvolti nell’Impresa Sociale

Abbiamo mandato 3 ragazzi italiani al training course “Involvement to Social Entrepreneurship” a Londra dal 7 al 15 novembre, e loro in cambio hanno deciso di condividere con noi questa divertente intervista, e anche qualche contenuto extra.

Quali erano le tue aspettative su questo training? Sono state soddisfatte?

Giacinto: Le mie aspettative erano di diversa natura. Intanto acquisire gli strumenti per poter tentare lo sviluppo di un’idea imprenditoriale nel sociale, o comunque supportare qualcuno con qualche idea. E ad esempio, capire quale fosse l’idea di impresa sociale nelle nazioni degli altri partecipanti, cos’è sociale anche altrove e a che livello. L’intersezione tra formazione, presentazione dello stato dell’arte delle imprese sociali e alcuni esercizi/giochi come la simulazione di una raccolta fondi con soggetti differenti e il funzionamento di imprese, banche, stato mi hanno soddisfatto parecchio. Tuttavia credo che sia necessario uno studio individuale/collettivo successivo, almeno per quanto mi riguarda, in modo da poter riesercitarsi e acquisire maggiore sicurezza prima di poter partire concretamente con un’idea.

L’aspettativa, invece, di stringere relazioni a livello europeo e conoscere gli altri partecipanti è stata soddisfatta appieno. È andata meglio di come mi aspettavo, specie perché ho riscontrato che con alcuni partecipanti ci sono orizzonti comuni, al di là dell’impresa sociale, cioè proprio nella visione del mondo e delle cose.

Noemi: Ho lasciato l’Italia con una sola consapevolezza, riassumibile in una famosissima cit., ovvero ‘you know nothing, Jon Snow’. Ero quindi pronta ad assorbire più informazioni possibili e devo dire che l’effetto spugna ha dato i suoi risultati! Sono tornata a casa arricchita di conoscenze tecniche sull’imprenditoria, ma anche di maggiori competenze, non solo settoriali ma anche trasversali e interpersonali. E benché io sia estremamente soddisfatta del Training Course, ogni corso di formazione ben fatto ti lascia sempre con molte questioni aperte, da indagare e approfondire.

Tommaso: Da questo corso volevo apprendere quali sono le possibilità per finanziare un’impresa sociale e devo dire che sono molto soddisfatto visto che durante il corso si sono svolte varie attività a riguardo: tra una simulazione di un evento di raccolta fondi con angel investor, politici e altre figure influenti del mercato, una messa in scena di varie imprese sociali collegate tra loro, con lo Stato e con altre imprese sociali, e un World Cafè* sulla raccolta fondi devo ammettere che le mie aspettative sono state più che soddisfatte.

*World Cafè è un metodo non formale che propone vari tavoli con altrettanti argomenti che vedono ruotare gruppi di partecipanti al fine di comprendere e contribuire ognuno apportando qualcosa di personale

Quale attività ti è piaciuta di più?

Giacinto: L’attività più significativa è stata lo sviluppare un’idea di impresa sociale in un working group formatosi dopo un brainstorming. Individuare ognuno un problema e convergere verso una possibile messa in pratica. Da lì un percorso tutto in salita, con difficoltà, improvvisi bagliori e nuovi spunti, discussioni. Fino alla presentazione del progetto finale agli altri gruppi e la restituzione di vari feedback e commenti. Quel lavoro di gruppo è stato per me un’attività preziosa, qualcosa che in breve tempo fa capire molto su come individuo e gruppo possano coesistere ed è qualcosa che ricapiterà di fare con maggiore consapevolezza.

Noemi: Indubbiamente l’attività più impegnativa e faticosa, che ci ha coinvolto per diversi giorni. Obiettivo finale: la progettazione della nostra impresa sociale. A partire dall’analisi dei problemi e del contesto sociale, passando all’utilizzo di modelli specifici per la ricerca della soluzione, abbiamo giocato ai piccoli imprenditori. E’ stato interessante!

Tommaso: La mia attività preferita è stata la simulazione del funzionamento di diverse imprese sociali connesse tra di loro con lo stato e con imprese esterne, un’attività intensa che però mi ha fatto riflettere di quanto conti l’organizzazione e la gestione economica per il buon funzionamento di un’impresa sociale. Questa attività mi ha portato a capire che anche se l’impatto sociale è indubbiamente una componente chiave dell’impresa sociale l’amministrazione dell’aspetto economico dell’impresa sociale è fondamentale al fine di mantenere un’attività economicamente autosufficiente. La dinamica non formale usata mi è piaciuta particolarmente per il suo forte impatto pratico, di sicuro la riproporrò in altri gruppi di lavoro con i giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dell’impresa sociale.

Quali sono le tue impressioni finali?

Giacinto: Il training è stato molto interessante, e il bilanciamento che si è avuto tra attori (noi), formatori e contenuti non era scontato. Il mix tra educazione formale e non formale ha reso tutto molto più scorrevole. La sensazione più importante è stata che tutti avevano voglia di coinvolgere ed essere coinvolti. Una full immersion speciale, in cui l’impegno è stato elevato, ma ci si sentiva cullati anche dall’esperienza del gruppo, visto che siamo stati assieme quasi ininterrottamente per 8 giorni.

Noemi: in merito a questo progetto, sono tante le considerazioni che potrei fare. Ne lascio una, la più importante: solo con l’esperienza concreta e vissuta, con il dialogo e con lo scontro con l’altro, che è anche ‘il diverso’, possiamo davvero ampliare i nostri orizzonti. Fare nostre le idee di qualcun altro, calzarne le scarpe e creare dei compromessi per una buona con-vivenza.

Tommaso: Estremamente soddisfatto del training course, la professionalità dei trainers e la vastità degli argomenti trattati mi ha colpito, così come poter capire meglio le dinamiche dei finanziamenti possibili per le imprese sociali. Poi mi sono trovato benissimo con gli altri partecipanti, si è creato un feeling speciale sin dall’inizio, spinto dalla forte motivazione dei partecipanti. Con il team italiano abbiamo fatto faville, considerando che siamo del nord, del centro e del sud, per una settimana siamo riusciti a distruggere il concetto di razzismo territoriale che tanto spaventa l’Italia. Un consiglio agli altri italiani che leggono: viaggia di più e sicuramente i tuoi confini si estenderanno, non solo quelli geografici, ma anche quelli mentali.

Pensi che questo progetto possa contribuire ad incrementare la consapevolezza di europeismo?

Giacinto: Di fatto il contesto del training group è stato un piccolo esperimento di convivenza democratica di tipo europeo. Darsi le regole iniziali, proseguire, lavorare, ascoltare. Un’esperienza autonoma di europeismo in cui la consapevolezza può solo aumentare: anche dall’immaginare imprese sociali che funzionino dalla Lituania alla Turchia o all’Italia. Ricordo alcuni dialoghi con altri partecipanti che mi hanno fatto pensare “solo” in ottica europea a partire dalla condivisione dei nostri bisogni, problemi, aspirazioni e possibili soluzioni.

Noemi: Ciò che è certo è che, più ho l’opportunità di viaggiare, più mi rendo conto che il confine degli stati non è che un qualcosa di labile e sfuggevole. Certo, le differenze culturali ci sono, e sarebbe un peccato rinnegarle, ma sono convinta che sia di numero nettamente maggiore gli elementi di comunanza, elementi di contatto e condivisione, che ci fanno sentire parte di una famiglia più grande rispetto a quella delimitata dai confini nazionali.

Tommaso: Di sicuro trovarsi una settimana a contatto con persone di 7 paesi diversi (Italia, Spagna, Grecia, Turchia, Regno Unito, Lituania e Norvegia) arricchisce molto il bagaglio culturale. Condividere attività, spazi, opinioni e tempo libero è stato il miglior modo per sentirsi tutti parte di un continente che si rende disponibile ad aprire i propri confini ai Paesi limitrofi. In sostanza è stato molto bello trovarsi a contatto con tante culture diverse e così tante persone che condividono la stessa voglia di lavorare sodo in un unico gruppo che esprime il cuore dell’europeismo.

­­­­­Contenuti extra: qualche foto e i suoi commenti

Ecco qui un esempio di tre italiani all’estero, possiamo confrontare la postura di Noemi alla nostra sinistra con quella di altri due individui, Tommaso e Giacinto sulla destra, anche qui l’Italia femminile vince come nel calcio...scherzi a parte questo è il Team Italiano che presenta un esempio di impresa sociale di successo Addiopizzo travel: attività siciliana che promuove un turismo sostenibile che lavoro solo con persone che hanno deciso di dire no al pizzo.

Presentazione di un’impresa sociale di successo

Ecco qui un esempio di tre italiani all’estero, possiamo confrontare la postura di Noemi alla nostra sinistra con quella di altri due individui, Tommaso e Giacinto sulla destra, anche qui l’Italia femminile vince come nel calcio…scherzi a parte questo è il Team Italiano che presenta un esempio di impresa sociale di successo Addiopizzo travel: attività siciliana che promuove un turismo sostenibile che lavoro solo con persone che hanno deciso di dire no al pizzo.

 

 

 

 

In questa foto invece vi proponiamo 3 esemplari di italiani all’estero in escursione notturna. Nonostante arrivassimo a fine giornata stanchi, con la testa colma di concetti e idee, la voglia di visitare Londra prevaleva ogni sera! E così, una passeggiata in Oxford Street, un concerto blues, una visita alla mostra World Press Photo 2017, ogni volta qualcosa di diverso e stimolante, con l’occasione di approfondire le conoscenze reciproche!

Una serata al pub

In questa foto invece vi proponiamo 3 esemplari di italiani all’estero in escursione notturna. Nonostante arrivassimo a fine giornata stanchi, con la testa colma di concetti e idee, la voglia di visitare Londra prevaleva ogni sera! E così, una passeggiata in Oxford Street, un concerto blues, una visita alla mostra World Press Photo 2017, ogni volta qualcosa di diverso e stimolante, con l’occasione di approfondire le conoscenze reciproche!

 

 

 

 

 

 

Proprio perché il training è un viaggio, ecco la versione “in viaggio

In viaggio nel Double Decker Bus

Proprio perché il training è un viaggio, ecco la versione “in viaggio”: ci ritrovammo 3 italiani, in una Londra oscura, tra anatolici, scandinavi e boemi, a smarrire la diritta via, contaminarci e prepararci alle attività del giorno seguente. Anche i dialoghi serali sono serviti a lavorare meglio durante il corso, capire meglio con chi eravamo a contatto per svariate ore di quelle giornate!

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