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Report EUROFOUND: le disuguaglianze generazionali a livello Europeo

Un mese fa (il 9 Febbraio 2019), EUROFOUND ha pubblicato un nuovo Report intitolato “Age and quality of life: who are the winners and losers?” (in italiano: Età e qualità della vità: chi vince e chi perde), con l’obiettivo di indagare le disuguaglianze generazionali partendo dai dati 2016 del EQLS (European Quality of Life Survey), comparandoli con quelli del 2011 per ottenere un quadro dei cambiamenti in atto.

Cos’è EUROFOUND

EUROFUND è la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

Diretta emanazione dell’Unione Europea, nasce con l’obiettivo di mettere a disposizione le conoscenze necessarie a contribuire allo sviluppo di migliori politiche sociali, occupazionali e relative al lavoro, soprattutto a quei bricconcelli dei Governi, Istituzioni e Parti Sociali dei Paesi Membri dell’UE (tra cui il nostro).

Va da sé che quando EUROFUND pubblica un Report, i primi a leggerlo e tenerne conto dovrebbero essere proprio coloro che governano: in quanto l’Agenzia è finanziata da loro proprio per questo scopo.

Eppure, dato che i Report di EUROFOUND, in media, ai nostri politici non piacciono (in generale, come tutto ciò che è scientifico e non consente di incolpare allegramente migranti, Merkel, fantomatici “poteri forti”, ecc.), raramente ne sentirete parlare anche sui Giornali.

In particolare questo report sulle disuguaglianze generazionali, argomento tabù nel nostro Paese soprattutto nelle Istituzioni e nelle Parti Sociali, è passato pressoché inosservato.

Più facile e più conveniente, per la nostra classe politica, farsi portatrice degli interessi e delle istanze dei moltissimi vecchi retrogradi che votano, e usare bastone e carota con quei poveri, stupidi “millennials”, che da un lato sono pigri e inetti e quindi gli va concesso il reddito di cittadinanza, dall’altro però quando sono bravi “scappano” per andare a portare le loro competenze altrove, e neanche questo ci piace: dovrebbero restare a fare qualche tirocinio. A volte un lapsus fa capire molte cose (vero Giggino?).

Noi, invece, che questo Report ce lo siamo letto, intanto ve lo linkiamo. E vi raccontiamo due o tre cosette che abbiamo scoperto leggendolo.

Due o tre cosette

METODOLOGIA

La premessa metodologica: lo studio pubblicato da EUROFOUND si basa, come detto, dai sondaggi di opinione EQLS, pubblicati nel 2016, nell’ambito dei quali sono stati intervistati individui maggiorenni di tutta Europa tramite questionario strutturato, a risposta multipla.

Vengono esaminati cinque aspetti principali, e trasversali, dei gruppi d’età presi in esame:

  • le difficoltà economiche;
  • la partecipazione politica;
  • l’esclusione sociale percepita;
  • la salute mentale;
  • la soddisfazione di vita.

Le fasce d’età prese in considerazione sono state: 18-34 anni; 35-44 anni; 45-54 anni; 55-64 anni; 65-65 anni; over 70.

 Gli Stati Membri vengono anch’essi divisi per gruppi, come da figura:

L’Italia, come notate, è inserita nel gruppo “Mediterraneo“, insieme a Cipro, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna. Tolte le fortissime peculiarità di Cipro (un Paese Membro che è politicamente diviso de facto in due Entità distinte e perciò in perenne tensione sociale), e forse Malta per ragioni di scala, le similitudini economiche, sociali e demografiche con gli altri tre Paesi membri, Grecia, Portogallo e Spagna, sembrano calzare più che bene. I quattro Paesi formano un bel gruppo di maialini (PIGS).

 MAIN FINDINGS

Il primo dato macroscopico segnalato dal Report è l’esistenza di una cortina di ferro all’interno del Continente, che divide situazioni tra di loro agli antipodi: in Europa Occidentale, le giovani generazioni hanno una qualità della vita decisamente inferiore a quella delle generazioni precedenti. In Europa Orientale è vero l’esatto opposto.

  1. Difficoltà economiche: in Europa occidentale decrescono solo dopo la mezza età, mentre tendono a crescere dopo la pensione in Europa Orientale.
  2. Esclusione Sociale: in Europa Occidentale e nel Mediterraneo, sentirsi socialmente esclusi aumenta costantemente fino alla mezza età.
  3. La partecipazione politica aumenta fino alla mezza età per poi gradualmente scedere, in tutti i Paesi dell’Unione.
  4. La salute mentale tende a crescere con l’avanzare degli anni solo negli Stati del Nord e nelle Isole, mentre decresce con l’età in tutti gli altri gruppi di Paesi, con particolare menzione per Bulgaria e Romania, dove gli anziani segnalano un rischio di depressione altissimo.

LE RACCOMANDAZIONI

Il Report segnala con molta dovizia (e i dati lo raccontano con freddezza) il problema di un Est Europa post-comunista in cui i lavoratori di ieri sono diventati i reietti di oggi, privi di prospettive e servizi, e con pensioni incongruenti con il costo della vita di un’economia capitalista. Questa conclusione (non nuova), fa il paio con l’invito ai Paesi Membri che soffrono di questi problemi a mettere in campo sistemi di supporto (welfare) per le vecchie generazioni in difficoltà oggettiva in termini economici, di salute mentale e di inclusione sociale, prendendo esempio dalle loro controparti dell’Ovest.

Quando però arriviamo all’altra disuguaglianza, quella che penalizza i giovani, e che riguarda una buona fetta degli Stati Occidentali e in particolare l’area Mediterranea, si ha onestamente l’impressione che nemmeno chi segnala il problema abbia idea di che pesci pigliare.

Nonostante nel Report si riconosca e si sottolinei a più riprese che le “older generations” abbiano goduto di condizioni di vita e di lavoro più favorevoli rispetto a quelle dei giovani, le raccomandazioni proposte sono:

  1. Un generico appello al Legislatore a tenere in considerazione l’equità generazionale nell’atto di stendere i provvedimenti di legge;
  2. La proposta di un “contratto sociale” tra le generazioni che sia bilaterale. E qui, al di là del riconoscimento implicito dello sbilanciamento evidentissimo in favore degli anziani dell’attuale contratto sociale, null’altro viene proposto;
  3. Prendere in considerazioneil problema della casa per i giovani dell’Europa Occidentale, poiché non avere i mezzi per comprare un’abitazione di proprietà contribuisce ad una peggiore qualità della vita.

Il nostro commento

Per quanto riguarda la tematica che ci sta a cuore, ovvero le disuguaglianze economiche e sociali che rendono pressoché impossibile ai giovani Italiani di guardare al futuro con fiducia, dobbiamo essere onesti: questo Report, pur fotografando la situazione, ci dice ben poco di nuovo.

Si tratta pur sempre di un Report di diretta emanazione dell’Unione. Bisogna dunque tener presente che il suo focus è, non potrebbe essere altrimenti, sui 28 Paesi e non sull’Italia. In questo contesto, l’accento forte posto sulla situazione drammatica di molti anziani in Bulgaria e Romania risulta comprensibilissimo: dal pool di dati, essa emerge con forte e preoccupante evidenza.

Avremmo però apprezzato un piccolo sforzo d’immaginazione a livello di raccomandazioni ai policy-maker: se per gli anziani qualche soluzione è proposta, non è vero il contrario, per le politiche giovanili tutto è molto, molto generico.

Come se importasse meno. O come se (e forse è proprio questo il caso), essendo l’equità generazionale argomento politico molto “divisivo” in certi Paesi (“a morte la Fornero, viva quota centoooooooo” gridano in coro giornali e politicanti nostrani) gli autori non abbiano voluto affondare il colpo.

Approfondire

In ogni caso, come ogni Report che non sia una cazzata clamorosa creata per scopi politici (vi linkiamo un caso molto recente di debuking, da parte del Professor Boldrin, della bufala pseudo-scientifica sull’Euro messa in giro ad arte), questo di EUROFOUND sulle disuguaglianze generazionali è basato su dati pubblici e aperti, che potete cioè analizzare per vostro conto, se avete voglia, disaggregati e anche su base Nazionale, qui: https://www.eurofound.europa.eu/data/european-quality-of-life-survey.

In figura vi riportiamo una schermata della piattaforma: è semplice da maneggiare (anche se un po’ lenta a caricare), perché integrata con strumenti di visualizzazione grafica ed offre una buona panoramica dei livelli e degli stili di vita (riguardanti molti argomenti specifici) percepiti dai diversi gruppi di età a livello Europeo.

Buon divertimento 😉

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L’indagine su AMAZON!

Cari tutti,dopo un lungo sforzo, prima di ricerca e poi editoriale… ce l’abbiamo fatta!
Abbiamo pubblicato la nostra Indagine sugli Europrogettisti 2017…… ma perché un’indagine su un lavoro-non lavoro?Partiamo dall’inizio: perché l’Europrogettazione è un “non-lavoro”?
I dati che emergono da questi raffronti sono confortanti da un punto di vista statistico, perché in linea con quelli riportati da indagini su altre professioni e sul Lavoro in Italia in generale, ma talvolta desolanti da un punto di vista umano e professionale.
Di discorsi su cosa l’Europrogettazione potrebbe o dovrebbe essere, sono pieni i “Master”, i Corsi di formazione, le Conferenze, i Workshop.
A noi premeva e preme chiarire cosa l’Europrogettazione è. E questa è la fotografia che vi mostriamo.


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