Metodologia WWM Focus Group — Eutopia
WWM Ideathon Cattolica
WWM – We Want More Co-funded by the European Union
Eutopia · WWM – We Want More · Metodologia

Metodologia WWM
Focus Group

Trasformare un focus group da rituale burocratico a sessione operativa.

Alla fine, il report dice che “è emerso un forte consenso sulla necessità di proseguire il dialogo”. Non è emerso niente. E il dialogo non è nemmeno cominciato. Questo è il problema che abbiamo cercato di risolvere con WWM.

Il problema

Non tanto cosa chiedere — ma come mettere insieme persone con esperienze radicalmente diverse e farle produrre qualcosa di concreto in una giornata.

Se hai mai partecipato a un focus group dentro un progetto europeo, probabilmente hai sperimentato la seguente sequenza: un saluto istituzionale di venti minuti, una presentazione PowerPoint di quaranta, una pausa caffè dove finalmente qualcuno dice qualcosa di interessante, e poi un “dibattito aperto” in cui parlano sempre le stesse tre persone.

Direttori di teatro, attori con disabilità, interpreti LIS, ricercatori, policy-maker, associazioni — le competenze erano in sala. Il problema era il formato. La risposta non è venuta dal primo tentativo.

Il processo

Tre iterazioni, tre formati diversi.

01 · Mérida · Febbraio 2025
Il primo focus group. Il formato classico.

Due gruppi di lavoro in stanze separate, discussione libera guidata da domande-chiave, moderatori e note-taker. Ha funzionato per quello che doveva fare: mappare il territorio. Abbiamo capito dove stavano le barriere — finanziarie, politiche, architettoniche, formative, tecnologiche — e raccolto le prime proposte di soluzione.

Ma il formato aveva un limite strutturale: produceva opinioni, non piani. Le due ore di presentazioni frontali all’inizio hanno compresso il tempo utile. I partecipanti con più esperienza hanno dominato la conversazione. Le soluzioni proposte erano generiche — “più formazione”, “più fondi”, “più sensibilizzazione” — perché non c’era un framework che obbligasse a dettagliarle.

Cosa abbiamo imparato: le presentazioni frontali vanno ridotte al minimo. Le domande aperte producono risposte aperte. Se vuoi soluzioni concrete, devi costringere i partecipanti a essere concreti.
02 · Lisbona · Settembre 2025
Sei gruppi di colore, assegnati casualmente.

Un moderatore e un note-taker per gruppo. Tre ore di discussione, poi restituzione plenaria. Il tema era più mirato: il rapporto tra qualità artistica e presenza di artisti con disabilità. Le tre domande-guida erano precise e progressive.

Il formato ha funzionato molto meglio. I gruppi piccoli (7-10 persone) hanno garantito che tutti parlassero. La mescolanza di nazionalità e ruoli ha generato conversazioni che nessun singolo gruppo avrebbe prodotto da solo. Ma il risultato era ancora prevalentemente analitico: riflessioni profonde, non azione.

Cosa abbiamo imparato: i gruppi piccoli e misti funzionano. Le domande progressive funzionano. Ma per passare dall’analisi all’azione serve uno strumento che costringa a progettare, non solo a discutere.
03 · Cattolica · Febbraio 2026
Qui la metodologia ha fatto il salto.

La mattina è stata disegnata come una sessione TEDx: sei speaker, massimo dieci minuti ciascuno, che presentano il proprio lavoro e chiudono con una domanda operativa — la sfida che il loro gruppo avrebbe affrontato nel pomeriggio. Niente PowerPoint da quaranta minuti. Niente saluti istituzionali. Informazione compressa, azione espansa.

Il pomeriggio è stato un Ideathon: sei gruppi, ciascuno con una sfida reale e diversa, al lavoro con il WE WANT MORE Canvas in un formato a sprint. Non una discussione aperta: un processo strutturato che obbliga a passare dai problemi alla soluzione, dalla soluzione alla fattibilità.

Cosa abbiamo imparato: il Canvas funziona. Il formato Ideathon produce soluzioni dettagliate, non vaghi auspici. Le sfide operative e differenziate costringono ogni gruppo a progettare qualcosa di specifico. Il pitch finale crea responsabilità e pressione positiva.
Cattolica · Febbraio 2026

Le sei sfide operative dell’Ideathon.

Ogni gruppo ha lavorato su una sfida concreta e diversa, con vincoli reali: tempo, budget, organico esistente. Non “come migliorare l’accessibilità” — ma come farlo in modo specifico e misurabile.

1
Skills Development
Progettare un piano di formazione interna biennale per smettere di esternalizzare i servizi di accessibilità.
2
Comunicazione accessibile
Strutturare un sistema di comunicazione — social media, sito web — che il pubblico con disabilità possa usare autonomamente.
3
Misurazione dell’impatto
Definire obiettivi, strumenti e indicatori per misurare l’impatto di cinque stagioni teatrali accessibili.
4
Audience Development
Raddoppiare il pubblico con disabilità sensoriali in una stagione.
5
Esperienza del pubblico cieco
Progettare l’esperienza completa, dalla prenotazione all’applauso finale, per i soci di un’associazione di non vedenti.
6
Protocollo di accessibilità interno
Portare almeno il 50% delle produzioni a offrire accessibilità entro 18 mesi.
Il framework

Sei principi. Non un format rigido.

Quello che è emerso dalle tre iterazioni non è una ricetta — è un set di principi che funziona indipendentemente dal tema specifico.

01
Comprimi l’informazione, espandi l’azione.
Le presentazioni servono per dare contesto, non per riempire il programma. Massimo 10 minuti a speaker, e ogni speaker chiude con una sfida operativa. Il rapporto ideale è 30% input, 70% lavoro attivo.
02
Gruppi piccoli, mescolati, con ruoli chiari.
Tra 6 e 10 persone per gruppo. Nazionalità e ruoli mescolati. Un moderatore che facilita, un note-taker che documenta. L’assegnazione casuale impedisce che le persone si raggruppino per affinità.
03
Sfide operative differenziate.
Ogni gruppo lavora su una sfida diversa, concreta e realistica. Non “come migliorare l’accessibilità” ma “come raddoppiare il pubblico con disabilità sensoriali in una stagione” — con vincoli reali: tempo, budget, organico esistente.
04
Uno strumento strutturato al centro.
Il WE WANT MORE Canvas non è un foglio vuoto. È una sequenza di caselle che costringe il ragionamento a procedere dal problema alla soluzione, e dalla soluzione alla fattibilità. Le caselle non si possono saltare.
05
Output comunicabile.
Ogni gruppo chiude con una sintesi in 10 parole e un pitch di 5 minuti davanti a tutti. Questo obbliga a selezionare, prioritizzare, scegliere — esattamente le cose che una “discussione aperta” non riesce a produrre.
06
Crip time — non come eccezione, ma come default.
Flessibilità negli orari, linguaggio chiaro, pause frequenti, forme alternative di partecipazione. Non è un “adattamento per i partecipanti con disabilità” — è un modo migliore di lavorare per tutti.
Lo strumento

WE WANT MORE Canvas.
Otto caselle, in sequenza.

Modellato sull’approccio dei business canvas, adattato alle sfide dell’inclusione e dell’accessibilità nel settore culturale. La sequenza non è casuale — parte dai problemi perché chi non ha mappato le cause non può progettare soluzioni. Chiude con la fattibilità perché è il test di realtà. Se “Economic Feasibility” resta vuota, la tua soluzione non è ancora una soluzione.

01 · Problems
Perché questa sfida esiste?
Quali sono le cause profonde? Non i sintomi — le cause.
02 · Possible Solution
Quale soluzione proponiamo?
Concreta, realistica, collegata ai problemi identificati sopra.
03 · Your Target
Per chi lo facciamo?
Specifica chi beneficia della soluzione — non “il pubblico”, una persona precisa.
04 · Your Team
Di quali competenze abbiamo bisogno?
Non chi avete — chi vi serve per realizzarlo davvero.
05 · Your Partners
Chi ci può aiutare?
Organizzazioni, istituzioni, individui che hanno ciò che voi non avete.
06 · Technical Feasibility
Quali strutture, servizi, tecnologie servono?
Il test tecnico: è realizzabile con quello che esiste?
07 · Economic Feasibility
Quanti fondi servono e da dove vengono?
Se questa casella resta vuota, la vostra soluzione non è ancora una soluzione.
08 · Solution → 10 Words
Sintetizza la tua soluzione in dieci parole.
Non un titolo. Non uno slogan. Una frase che descrive cosa farete, per chi, con quale risultato. Se non ci riesci in dieci parole, non hai ancora capito cosa state progettando.

Il Canvas si compila su carta, con sticky notes, in gruppo — non è un modulo da riempire in silenzio.

Scarica il Canvas → Creative Commons CC BY-SA 4.0
Come usarlo

Tre formati, un unico strumento.

Il Canvas è stato progettato per l’Ideathon, ma può essere adattato a contesti più brevi o a sessioni di pianificazione interna.

Formato completo · Mezza giornata
Ideathon
  • Mattina (2h): sessione TEDx — speaker brevi, sfide reali
  • Pausa pranzo
  • Pomeriggio (2.5h): Ideathon con Canvas per gruppi
  • Chiusura (45min): pitch di ogni gruppo + discussione plenaria
Formato workshop · 2-3 ore
Workshop
  • Introduzione (15min): presentazione della sfida
  • Lavoro sul Canvas (90-120min)
  • Pitch e discussione (30min)
Formato interno · 1.5 ore
Team interno
  • Un team di lavoro, una sfida, un Canvas
  • Il moderatore è interno
  • Il test: riuscite a compilare tutte le caselle?
  • Se “Economic Feasibility” resta vuota, avete un problema da affrontare prima
«Build an action bond including the team. Decide together what needs to be done to activate the plan. No single person, no single solution — all voices heard.»
— Gruppo 6, Ideathon di Cattolica · Febbraio 2026
Credits

La metodologia WWM Focus Group è sviluppata nel contesto del progetto WWM — We Want More, co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Europa Creativa (grant agreement n. 101173561). Il coordinamento metodologico è di Eutopia (San Benedetto del Tronto, Italia).

Il WE WANT MORE Canvas è stato prototipato e testato al Teatro della Regina di Cattolica il 26 febbraio 2026, con il supporto di ATER Fondazione e la partecipazione di tutti i partner del progetto: FEDAPAS (Spagna), EGEAC (Portogallo), THEAMA (Grecia), Plavo Theatre (Serbia), Sommerblut (Germania).

La metodologia è rilasciata sotto licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0.

Co-funded by the European Union
Co-funded by the European Union · Creative Europe Programme · Media Scale
Grant agreement n. 101173561 – WWM – We Want More