Metodologia WWM
Focus Group
Alla fine, il report dice che “è emerso un forte consenso sulla necessità di proseguire il dialogo”. Non è emerso niente. E il dialogo non è nemmeno cominciato. Questo è il problema che abbiamo cercato di risolvere con WWM.
Non tanto cosa chiedere — ma come mettere insieme persone con esperienze radicalmente diverse e farle produrre qualcosa di concreto in una giornata.
Se hai mai partecipato a un focus group dentro un progetto europeo, probabilmente hai sperimentato la seguente sequenza: un saluto istituzionale di venti minuti, una presentazione PowerPoint di quaranta, una pausa caffè dove finalmente qualcuno dice qualcosa di interessante, e poi un “dibattito aperto” in cui parlano sempre le stesse tre persone.
Direttori di teatro, attori con disabilità, interpreti LIS, ricercatori, policy-maker, associazioni — le competenze erano in sala. Il problema era il formato. La risposta non è venuta dal primo tentativo.
Tre iterazioni, tre formati diversi.
Due gruppi di lavoro in stanze separate, discussione libera guidata da domande-chiave, moderatori e note-taker. Ha funzionato per quello che doveva fare: mappare il territorio. Abbiamo capito dove stavano le barriere — finanziarie, politiche, architettoniche, formative, tecnologiche — e raccolto le prime proposte di soluzione.
Ma il formato aveva un limite strutturale: produceva opinioni, non piani. Le due ore di presentazioni frontali all’inizio hanno compresso il tempo utile. I partecipanti con più esperienza hanno dominato la conversazione. Le soluzioni proposte erano generiche — “più formazione”, “più fondi”, “più sensibilizzazione” — perché non c’era un framework che obbligasse a dettagliarle.
Un moderatore e un note-taker per gruppo. Tre ore di discussione, poi restituzione plenaria. Il tema era più mirato: il rapporto tra qualità artistica e presenza di artisti con disabilità. Le tre domande-guida erano precise e progressive.
Il formato ha funzionato molto meglio. I gruppi piccoli (7-10 persone) hanno garantito che tutti parlassero. La mescolanza di nazionalità e ruoli ha generato conversazioni che nessun singolo gruppo avrebbe prodotto da solo. Ma il risultato era ancora prevalentemente analitico: riflessioni profonde, non azione.
La mattina è stata disegnata come una sessione TEDx: sei speaker, massimo dieci minuti ciascuno, che presentano il proprio lavoro e chiudono con una domanda operativa — la sfida che il loro gruppo avrebbe affrontato nel pomeriggio. Niente PowerPoint da quaranta minuti. Niente saluti istituzionali. Informazione compressa, azione espansa.
Il pomeriggio è stato un Ideathon: sei gruppi, ciascuno con una sfida reale e diversa, al lavoro con il WE WANT MORE Canvas in un formato a sprint. Non una discussione aperta: un processo strutturato che obbliga a passare dai problemi alla soluzione, dalla soluzione alla fattibilità.
Le sei sfide operative dell’Ideathon.
Ogni gruppo ha lavorato su una sfida concreta e diversa, con vincoli reali: tempo, budget, organico esistente. Non “come migliorare l’accessibilità” — ma come farlo in modo specifico e misurabile.
Sei principi. Non un format rigido.
Quello che è emerso dalle tre iterazioni non è una ricetta — è un set di principi che funziona indipendentemente dal tema specifico.
WE WANT MORE Canvas.
Otto caselle, in sequenza.
Modellato sull’approccio dei business canvas, adattato alle sfide dell’inclusione e dell’accessibilità nel settore culturale. La sequenza non è casuale — parte dai problemi perché chi non ha mappato le cause non può progettare soluzioni. Chiude con la fattibilità perché è il test di realtà. Se “Economic Feasibility” resta vuota, la tua soluzione non è ancora una soluzione.
Il Canvas si compila su carta, con sticky notes, in gruppo — non è un modulo da riempire in silenzio.
Tre formati, un unico strumento.
Il Canvas è stato progettato per l’Ideathon, ma può essere adattato a contesti più brevi o a sessioni di pianificazione interna.
- Mattina (2h): sessione TEDx — speaker brevi, sfide reali
- Pausa pranzo
- Pomeriggio (2.5h): Ideathon con Canvas per gruppi
- Chiusura (45min): pitch di ogni gruppo + discussione plenaria
- Introduzione (15min): presentazione della sfida
- Lavoro sul Canvas (90-120min)
- Pitch e discussione (30min)
- Un team di lavoro, una sfida, un Canvas
- Il moderatore è interno
- Il test: riuscite a compilare tutte le caselle?
- Se “Economic Feasibility” resta vuota, avete un problema da affrontare prima
La metodologia WWM Focus Group è sviluppata nel contesto del progetto WWM — We Want More, co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Europa Creativa (grant agreement n. 101173561). Il coordinamento metodologico è di Eutopia (San Benedetto del Tronto, Italia).
Il WE WANT MORE Canvas è stato prototipato e testato al Teatro della Regina di Cattolica il 26 febbraio 2026, con il supporto di ATER Fondazione e la partecipazione di tutti i partner del progetto: FEDAPAS (Spagna), EGEAC (Portogallo), THEAMA (Grecia), Plavo Theatre (Serbia), Sommerblut (Germania).
La metodologia è rilasciata sotto licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0.
Grant agreement n. 101173561 – WWM – We Want More
